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Anche Voghera piange il "Bissa"

Carletto Bissacco aveva 76 anni, colpito dal virus del COVID-19. Aveva esordito in serie A con la maglia della Sampdoria a San Siro contro il Milan. Quindi capitano e icona alla Pro Vercelli. In provincia di Pavia con le maglie di Pavia, Broni, Stradellina, Apos e naturalmente Voghera, dove ha fatto il giocatore e l'allenatore.

Voghera (Pv) _ «Attacchiamo a farfalla e difendiamoci a riccio». Carlo, per tutti noi Carletto Bissacco, detto Bissa, era anche questo. Personaggio strano, unico, inimitabile, inafferrabile. A modo suo, faceva quello che meglio gli girava per la testa. Pieno di vizi, ma anche di virtù, di qualità, di bontà, di cuore. Se ne è andato a 76 anni, ancora giovane e in gamba, fresco di mente, pieno di consiglio da dare a tutti, giovani in particolare. Era nato a Basaluzzo, in provincia di Alessandria.

Se l'è portato via, all'ospedale di Stradella dove era ricoverato, il maledetto e stramaledetto COVID-19. Un virus più forte della Bissa? Non par vero, ma così è stato. Lo piangono un po' tutti quelli che lo hanno conosciuto e amato, in campo da giocatore e allenatore e fuori, da uomo spavaldo e giocherellone. Sempre pronto alla battuta, sempre pronto a "sgarrare" di quel tanto che bastava. Un uomo che amava i brividi della vita. Che ha vissuto da leone e se ne è andato da leone. 

Lo ricordono e lo piangono a Vercelli, a Genova sponda Sampdoria, a Stradella, a Pavia, a Voghera. Dove ha giocato e anche allenato. Il Bissa era un'alta sinistra, numero 11. A Vercelli, dove divenne un'icona e anche il capitano delle Bianche Casacche. Finì di giocare da libero (un tempo era l'ultimo uomo appena dietro lo stopper, il centrale moderno), maglia a striscie verticali biancocelesti, della gloriosa S.G. Stradellina, casacca n. 6. 

Ai primi di marzo, dopo essere risultato positivo al tampone, era stato ricoverato per una polmonite bilaterale. Un calvario di oltre un mese prima di essere dimesso - senza mai essere stato in terapia intensiva - ma alla fine il suo fisico (e che fisico) non ha retto.

«Papà apparteneva a una schiera di calciatori che sono stati, sono e saranno sempre ricordati per i valori umani, incarnati anche e soprattutto al di fuori di quel rettangolo verde divenuto seconda casa. Ero bambino: passeggiando con lui per Vercelli, lo fermavano di continuo per un saluto o per dirgli grazie», racconta il figlio maggiore Matteo. L'altro figlio Luca si è affidato a post su Facebook: «Grandissimo uomo e grandissimo padre. Riposa, adesso sarai sempre con me».

A 18 anni Carletto Bissacco esordì in serie A con la "Doria" a San Siro contro il Milan: i blucerchiati vinsero 1-0 e lui rischiò un autogol su un calcio d'angolo avversario proprio negli ultimissimi minuti. Nello spogliatoio lo chiamavamo "Bimbo": era il primo a scherzare tenendo alto il morale del gruppo. Davvero un esempio di altruismo e bontà. Sempre con la samp, vince il Torneo di Viareggio.

Gli amici fraterni, quelli del pallone, lo ricordano così: «Un giocherellone, sempre allegro e spensierato. Amico di tutti, aumentò la propria notorietà grazie al suo negozio di abbigliamento in via Galileo Ferraris. Era di grande moda, un punto di riferimento per i vercellesi (e non solo) di quell'epoca». Del suo ricco ed indelebile palmares con le Bianche Casacche rimangono 123 presenze (tra campionato e Coppa Italia), spalmate in cinque stagioni e impreziosite da 14 gol. Negativa la parentesi al Frosinone a causa di un grave infortunio che lo bloccò per tre anni.

Una volta appese le scarpe al chiodo, Bissacco intraprese la lunga trafila da allenatore: la gavetta al timone della Berretti della Vogherese sfornando tanti giovani. A Voghera fu giocatore negli anni '70 e allenatore, in C2, quando da secondo subentrò a un altra grande bandiera del pallone, Osvaldo Verdi, portando, nel campoionato 84-85 i rossoneri a una sofferta salvezza. Con la Vogherese giocò anche in Promozione. Giocò e allenò la Stradellina, fece grande anche la Castellana, squadra di castel San Giovanni, nel piacentino.

Militò anche nel Pavia, così come al Robbio e nel Broni. A Stradella divenne anche un'icona dell'Apos, portandolo dalla Terza alla Prima categoria, smettendo poi i panni di tecnico e mettendo su quelli di direttore tecnico. Non domo, all'età di 74 anni, firmò l'accordo in Terza categoria, con lo Spartak Pinerolo. Non si è di certo fatto mancare proprio nulla.

«Attacchiamo a farfalla e difendiamoci a riccio», era il suo motto, come ricorda con un sorriso appena appena abbozzato il figlio Matteo, attuale allenatore della squadra 2007 dei Diavoletti Calcio. Carlo Bissacco ha lasciato la moglie Luigina e Milù, i figli Matteo e Luca e gli adorati nipoti Edoardo, Elena ed Elisa.

Ma soprattutto, ha lasciato un grande vuoto, in tutti noi!

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